Il titolo di questa mostra nasce e si confonde con la personalità dell’autore delle opere esposte. Un artista completo che sperimenta tecniche differenti e miscela vari elementi di pittura e scultura, conservando i tratti e la precisione del grande artigiano. Un uomo che ha fatto di una passione la storia della sua vita.

L’artista inizia giovanissimo a dipingere, e proprio il ciclo pittorico Carcasse volanti; è il soggetto delle incisioni comprese nel suo primo libro originale, La dignità delle pietre, di Luigi Cavallo, edizioni Giorgio Upiglio 1964. Da allora l’effetto trascendente che il volo esercita sugli elementi materici di contorno diventa la trama attorno a cui evolve l’opera dell’artista.

Il Volo è quasi sempre centrale nelle opere pittoriche o scultoree ed aiuta a cambiare la prospettiva con cui studiare e, forse provare a comprendere, il rapporto tra tecnologia e natura. Un rapporto complesso che ha ispirato l’artista già dalla fine degli anni ’60 anticipando di decenni l’attenzione odierna ai temi della sostenibilità ambientale. Per questo il volo è spesso rappresentato con ali meccaniche che anelano come le naturali, ma faticano di più per natura a spiccare libere verso la magica luce che si intravede. Un’ecologia umana che porta alle origini dell’esistenza e, quasi sempre, pone dietro la bellezza dell’arte, domande scomode sulle sorti dell’umanità.

Il Maestro di Volo che abbiamo scelto come opera rappresentativa per gli inviti ne è la sintesi. Legni di varia origine per raccontare una storia antica dove il volo diventa vita. I padri con i figli, i docenti con i discenti, l’allenatore con la sua squadra percorrono un tratto di strada in comune legati da questi fili sottoli che, se anche non vogliamo vedere per rifiuto, rabbia o a volte semplice distrazione, legano le nostre vite e ne lasciano una traccia indelebile.

Ma il volo ha anche e deve avere una propria meccanica che lo rende reale.

La pittura di Pozzi non manca quasi mai di elementi materici, a volte sottili come fili di lana rubati a gomitoli o stoffe ad altro destinate, a volte più forti come nel caso della creazione realizzata per questa mostra modelli originali di fonderia che il tempo ha saputo conservare in una cantina e che la vena artistica ha potuto trasformare in elementi d’opera e di racconto. Un’altra anticipazione dei tempi che richiama la circolarità di un ecosistema che si rigenera e trasforma l’utile in dilettevole, la forma meccanica in forma estetica.

Questi elementi diventano poi lo scheletro portante delle opere più scultoree. Ci sorprende e ci attrae il grande uccello-meccanico di oltre 3 m di apertura che mosso dalla sua forza e aiutato dalla struttura mobile del carro ponte, percorre il mondo in lungo e in largo raccogliendo pollini, seminando pollini per assistere, con i suoi lunghi teli, la natura nella nascita di nuova vita.

L’elemento del volo è spesso accompagnato dal tema della ricerca, la ricerca di un fine o di un senso al nostro agire, come nella scultura in bronzo che ci racconta la storia del cercatore di cristalli o come i due quadri, entrambi acrilico su tela, dalle dimensioni imponenti che ci aiutano a comprendere la complessità dello scrivere ed elaborare messaggi, la complessità del progettare quando manca la capacità di elevarsi sopra il nostro “fare” per comprenderne i fini.

La mostra ambisce a confondere le opere con il luogo che le ospita, un luogo ove si sperimenta si misura cercando un sodalizio possibile che renda la bellezza un patrimonio trasversale.

Opere che arricchiscono di stimoli nuovi in un luogo deputato alla formazione e alla ricerca scientifica; luogo che suggerisce una nuova lettura per opere la cui prospettiva può mutare con le condizioni al contorno.

E.C.

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Fino al 17 gennaio 2020 - Ingresso Gratuito
Orario: dalle 9:00 alle 18:00 dal Lunedì al Venerdì
Politecnico di Milano
Dipartimento di Meccanica
via G. La Masa 1
Milano/Bovisa
Ed. B23
Chiusura Natalizia 21 dicembre 2019 - 6 gennaio 2020