Il progetto europeo Restoring Odorant detection and recognition in Smell dEficits (ROSE), finanziato dal programma Excellent Science Future and Emerging Technologies (FET Open), è nato con l’obiettivo di creare una tecnologia capace di restituire alle persone con deficit olfattivi la possibilità di percepire e riconoscere gli odori. Per molte persone la perdita dell’olfatto non è soltanto un fastidio: significa non riuscire più a percepire aromi, sapori, profumi familiari e segnali di pericolo, con un impatto diretto sulla qualità della vita, sulle emozioni e sulle relazioni sociali.
A quattro anni dall’avvio, ROSE si è concluso a fine ottobre portando risultati scientifici e tecnologici che rappresentano un vero cambio di paradigma. Il cuore del progetto è stato lo sviluppo del “Digital Olfaction Module”, un dispositivo che combina un sensore olfattivo e un sistema di stimolazione: il sensore identifica l’odore nell’ambiente, lo trasforma in una firma digitale e questa viene convertita in un modello di stimolazione. Attraverso stimolazioni elettriche, termiche o meccaniche applicate all’interno del naso, il cervello percepisce una sensazione coerente con la qualità dell’odore originale. A questo lavoro si è affiancato un importante sforzo di ricerca di base per comprendere meglio i meccanismi dell’olfatto naturale e le potenzialità dell’olfatto artificiale, unendo competenze di neuroscienze, ingegneria e design.
Test condotti su 82 partecipanti, sia normosmatici sia con deficit olfattivo, hanno mostrato che le persone con anosmia possono percepire stimolazioni trigeminali pur non sentendo gli odori, aprendo così la strada alla sostituzione sensoriale. La prima versione del Digital Olfaction Module ha permesso ai volontari di riconoscere la presenza di un odore tramite stimolazioni elettriche. La discriminazione tra odori differenti è risultata più complessa, ma migliorabile con profili di stimolazione più ricchi ottenuti combinando stimolazioni multimodali.
Oltre al supporto alle attività di prototipazione, il team del Dipartimento di Meccanica guidato dalla Professoressa Marina Carulli si è concentrato sulla progettazione di dispositivi con un approccio human-centred per guidare lo sviluppo delle future generazioni di tecnologia. Partendo dal principio che la tecnologia deve essere accettata dalle persone che la utilizzeranno, sono stati progettati sette prototipi indossabili, come occhiali, collane e cuffie, e sono stati testati con pazienti e associazioni di anosmici coinvolti in workshop dedicati alla raccolta di preferenze e suggerimenti. Questo confronto diretto ha permesso di definire meglio le esigenze degli utenti e di immaginare soluzioni realistiche per un futuro dispositivo indossabile.
Il progetto ha quindi dimostrando la fattibilità scientifica della tecnologia sviluppata ma l’obiettivo a lungo termine sarà quello di creare la prima protesi olfattiva, aprendo nuove opportunità nel campo delle protesi sensoriali e migliorando concretamente la qualità della vita di chi ha perso il contatto con il mondo degli odori.




